L'umano 'troppo umano' di Luigi Grassi, Karen Stuke, Massimo Pastore e Roxy in the box

L’opening venerdì 19 maggio, ore 18.30, negli spazi espositivi di Grafica Metelliana a Mercato San Severino (SA)

Una mostra sulla realtà, la sovversione e la ricomposizione che porta a svelare il paradosso della finzione narrativa e della realtà che tale finzione inscena. Luigi Grassi, Karen Stuke, Massimo Pastore e Roxy in the box declinano nei loro scatti e istallazioni il tema, riuniti nella mostra “Umano, troppo umano”. La collettiva sarà allestita negli spazi espositivi di Grafica Metelliana, a Mercato San Severino (SA), in collaborazione con Cobbler, spazio per l’arte contemporanea e con la Galleria PrimoPiano di Napoli, con il conferimento del Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il patrocinio del Comune di Mercato San Severino. L’opening della mostra, curata in forma aforistica da Rosa Cuccurullo e Antonio Maiorino, è previsto per venerdì 19 maggio, alle ore 18.30, in via Sibelluccia (area PIP). Il catalogo è pubblicato da Areablu nella Collanadiperle, dedicata ai grandi artisti dell’arte contemporanea.

Il mondo che non vedodi Luigi Grassi, che si rivela in 10 opere,è la ricerca incessante dell’autore molisano di vedere la realtà attraverso il filtro della sua intimità. Una realtà fragile, alterata, umana. È seguendo questa modalità progettuale che il mondo che non si vede, se non attraverso il sacrificio dell’arte, si rivela.

Sleeping sister dell’artista berlinese Karen Stuke è una serie di 9 opere in cui l’artista si trasforma in umano soggetto e si lascia assorbire dall’immagine fotografica rilevata dalla camera stenopeica, sua peculiarità tecnica e cifra stilistica, durante il sonno. Una fisicità potente che si dissolve all’alba e le cui tracce dialogano con lo spettatore in un insonne viaggio con la sorella obscura.

Di umanità è la complessa rete che l’autore Massimo Pastore ritrae nelle 7 opere esposte. As you like it è un percorso che nasce dall’idea del fattivo coinvolgimento del soggetto rappresentato, che deve raccontare di sé o di sé immaginare, relazionandosi con lo spazio, con se stesso e con il mezzo fotografico. L’idea è di subordinare il luogo ai soggetti e viceversa, ovvero ordinare una soggettività privata nella sua duplice accezione di intima e di esclusiva in quanto risultato dell’enfermement.

Save the Icondell’artista Roxy in the box fu una sperimentazione performativa/fotografica che in questo allestimento, un’unica istallazione di 25 fotografie, si manifesta come incursione fulminea che illumina la zona oscura del rapporto con l’icona, che provoca lo spettatore e lo invita a riflettere sull’uso e abuso delle immagini nella nostra società che svende le icone e le nostre storie in un flusso di progressiva liquefazione dell’umano.

 

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